MASSIMO BALESTRINI – THE MAGIC DOOR, Milano

MASSIMO BALESTRINI | THE MAGIC DOOR a cura di Valerio Dehò
dal 29 marzo al 5 maggio 2012 orari di apertura: lun. h. 15.30-19.00 | mar.-sab. h. 9.30-12.30 e 15.30-19.00 | dom. su appuntamento tel. 02.9784690 fax. 02.89766140

info@damarte.eu | www.damarte.eu

E’ un racconto di storie e fatti che narrano la nostra contemporaneità la mostra evento organizzata dalla Galleria DAMarte di Magenta in programmazione dal prossimo 29 marzo. In un percorso di dieci opere inedite Massimo Balestrini indaga sulla dicotomia tra il vero e il falso, due unità scomposte, all’apparenza molto ben distinte ma inevitabilmente complementari.

La personale, curata da Valerio Dehò, mette in scena fino al 5 maggio la “Porta Magica” di Massimo Balestrini, un brulicante mondo di immagini simboliche ricoperte e immerse in una pluralità di segni ci parlano di libero arbitrio e senso etico. Perché la porta magica rappresenta una soglia di passaggio che, come nella visione alchemica, spinge alla trasformazione e ci apre un percorso, troppo spesso solo utopico ma comunque auspicabile, alla riconquista dell’equilibrio perduto.

Il profilo bianco e immacolato di una porta magica nel cielo, che ricalca (solo nella forma) quella famosa dei giardini romani, si staglia come una nuova visione morale per una civiltà che ha perso le speranze nel mito post moderno del sogno americano” mentre “un pesante pachiderma cavalcato da un bambino incauto, attraversa l’aurora, metafora di una crescita interiore ed esteriore…”(Massimo Balestrini).

Massimo Balestrini, con freschezza d’espressione segnica e coloristica unita a una maturità di linguaggio capace di sottigliezze e profondità sorprendenti, usa l’ironia e il racconto per denunciare le contraddizioni del mondo di oggi. La combinazione di medium digitali e classici dà vita ad un surplus di immagini attentamente costruito che punta molto sul colpo d’occhio ma allo stesso tempo chiede allo spettatore di avvicinarsi e approfondire la lettura. Valerio Dehò nel testo a catalogo le definisce “superimmagini”, “attraenti black holes visivi che si cibano di tutto”. Il quadro diventa un luogo dove si accendono cento storie e possibilità di combinazioni che tocca allo spettatore scegliere se ricomporre o … ma “a ragionare c’è sempre tempo” (Valerio Dehò).

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