ROBERT BARRY “Troblesome” – Galleria Alfonso Artiaco, Napoli

Galleria Alfonso Artiaco, Napoli, Piazza Dei Martiri 58

Dopo l’installazione site specific del 2006 per la stazione della Circumvesuviana di Acerra e la mostra personale del 2007 presso la Galleria Alfonso Artiaco, Robert Barry ritorna a Napoli (dal 25 marzo al 26 aprile 2011) per presentare la sua ultima “fatica mentale” dal titolo Troublesome. Nato nel 1936 a New York, Barry ha preso parte alla nascita di quelle nuove premesse visivo linguistiche che si svilupparono tra la fine degli anni ’60 e inizio anni ’70 e che portarono ad uno degli aspetti più caratteristici dell’Arte Concettuale, (assieme a Joseph Kosuth, Lorenz Weiner, John Baldessarri, Bruce Nauman ), condividendo con la ricerca teorica di questo ‘movimento’ la critica dell’opera d’arte intesa in senso tradizionale.

Utilizzando un segno minimale come il linguaggio, il quale diviene lo strumento principale del suo
lavoro, Barry offre allo spettatore una chiave per percepirne la ‘leggerezza’ e la profondità
concettuale. L’artista, mettendo in evidenza i processi mentali che stanno a monte della formazione dell’opera d’arte, supera il concetto di lavoro (oggetto) artistico e sottolinea le proposizioni dell’arte riducendo al minimo l’ingombro fisico.
L’accento nelle sue installazioni è posto sulla “spazializzazione” delle parole, sulla relazione tra la
parola ed il vuoto o spazio che la circonda. Le parole possono essere dipinte su muro o tela, applicate sulle pareti, stampate su carta, proiettate in diapositive o scolpite. L’interesse di Barry per lo spazio deriva dal vivere quotidiano, dal muoversi, dall’interagire con l’ambiente collegandosi al concetto di spazio mentale. I termini utilizzati, i quali, dichiara l’artista, sono attinti abitualmente da una lista di circa 200 vocaboli, hanno diverse provenienze. Le opere di tipo verbale, che si vanno a creare, non hanno, però un legame sintattico, non celano nessun significato recondito da dover scoprire. Ogni parola è scelta in base alle situazioni e ai luoghi dove espone.

« Nel mio lavoro il linguaggio di per se stesso non è l’arte. Uso il linguaggio come un segno per indicare che c’è arte, la direzione nella quale questa esiste, per preparare ad essa (…)».Robert Barry.

La mostra Troublesome si compone di argentee scritte specchianti, di concetti elementari: Understand, Continue, Anything, Alone, Unlikely, Realize, solo alcuni dei 200 vocaboli che costituiscono l’archivio dell’artista al quale di volta in volta attinge per  ideare i suoi lavori.

La parola in questo contesto assume la funzione di segno che ri-definisce le coordinate spaziali della galleria, all’interno della quale lo spettatore diventa un nuovo e continuo elemento di relazione. In questo caso ci troviamo di fronte ad un’operazione dove l’elemento semantico espresso dal testo si manifesta e viene declinato in 4 possibili varianti: sul foglio, sulla tela, sulla parete e sotto forma di scultura. In ognuno dei casi le parole scritte assumono valori e funzioni determinate dalle relazioni reciproche dei singoli elementi linguistici con lo spazio, considerati come parte di un ordinamento strutturale e di un insieme di fenomeni in continua interdipendenza e interazione visiva.

Tra gli elementi indispensabili nel lavoro di Barry non bisogna dimenticare i materiali, a cui l’artista ha dato negli anni grande importanza; infatti fin dalle sue prime  esperienze si è concentrato sull’essenzialità della materia e sulla sua resa in base alla luce e allo spazio dove il tempo, kantianamente inteso, diventa condizione e misura dell’esperienza. Pertanto le scritte accompagnano lo spettatore, donando all’ambiente un tono silenzioso e raffinato dove la pulizia e la linearità installativa ne accrescono la forza.

Quasi in contemporanea (dal 25 marzo) Barry ha proposto un intervento parallelo alla galleria Giacomo Guidi & MG Art di Roma, con la mostra Golden Words, dove le parole sono color oro.

Francesca Valeria Giordano.

 

 

 

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